In data 11 settembre 2026 si è tenuto il webinar “Educazione al consumo digitale consapevole. Come vivere il digitale ed evitare le trappole del web”, organizzato dalla Camera di commercio di Torino con il Laboratorio Chimico e curato dalle relatrici Avv. Sara Garetti, Avv. Silvia Galimberti e Avv. Sara Alice Sassone di Movimento Consumatori.

Il punto di partenza è che la tutela del consumatore non comincia dopo l’acquisto, quando il prodotto non arriva o si vuole recedere ad esempio, ma prima, nel momento in cui si forma la scelta. Online non decidiamo davanti a una vetrina neutra, ma dentro un ambiente costruito: informazioni che compaiono prima di altre, suggerimenti, recensioni, notifiche, contenuti sponsorizzati e offerte personalizzate. Avere più informazioni non significa necessariamente scegliere in modo più autonomo. Per orientarsi è fondamentale riconoscere quando l’ambiente digitale ci informa e quando, invece, condiziona le nostre decisioni.

Nel corso dell’incontro sono stati analizzati in particolare cinque temi.

Dark pattern. I modi di progettare un sito o un’app che orientano il comportamento dell’utente verso scelte inconsapevoli: conti alla rovescia, messaggi di scarsità, pulsanti graficamente sbilanciati, caselle già spuntate, iscrizioni semplici e cancellazioni complicate. Viene così alterato il contesto della decisione, si riduce il tempo per riflettere e si crea urgenza.

Un caso esaminato ha riguardato un sito di arredamento con offerte accompagnate da un countadown promozionale che, allo scadere, ripartiva lasciando lo sconto identico. A questo si aggiungeva un prezzo “pieno” barrato più alto del prezzo realmente praticato nei giorni precedenti, che faceva sembrare l’acquisto più conveniente. Non basta che le informazioni sul prezzo siano presenti, ma esse devono essere vere, complete e non manipolate.

Recensioni online. Le recensioni ci sembrano più spontanee e disinteressate della pubblicità, che crea un meccanismo di fiducia. Per questo dovrebbero essere autentiche, trasparenti e rappresentative. Una stortura può emergere in caso di recensioni false, ma anche nel caso in cui un sistema di recensioni vere sia manipolato e reso opaco.

Il caso di una grande piattaforma di recensioni ha mostrato che controlli insufficienti sull’effettivo acquisto, anche per le recensioni indicate come “verificate”, e la possibilità per le aziende di scegliere a chi chiedere un giudizio possono produrre un punteggio costruito soprattutto sui clienti più soddisfatti. È la differenza tra l’autenticità della singola voce e la rappresentatività del coro.

Per il consumatore significa non fermarsi al numero di stelle, ma leggere alcune recensioni per esteso, sia positive sia negative, controllare le date e le concentrazioni anomale, diffidare delle formule ripetitive, confrontare più fonti e capire che cosa significhi “verificata”.

Influencer marketing. La pubblicità tramite influencer è lecita, ma deve essere esplicita e facilmente identificabile. Quando un contenuto sembra un’esperienza spontanea ma dietro c’è un accordo promozionale non dichiarato, il pubblico attribuisce al messaggio una neutralità che non ha.

Le regole sono cresciute negli anni, dai primi richiami dell’Antitrust all’uso di hashtag espliciti come #pubblicità o #adv, fino alle linee guida e al codice di condotta pensati per gli influencer più seguiti. L’indicazione commerciale deve essere immediata e visibile all’inizio del contenuto, senza dover aprire i commenti o espandere un testo lungo. Prima di acquistare, vale la domanda: “Lo comprerei anche se non me lo avesse mostrato questa persona?”. Si può apprezzare un creator e intanto verificare prezzo, caratteristiche e alternative fuori dal suo contenuto.

Dati personali e profilazione: non vediamo tutti lo stesso Internet. Un dato personale non è solo nome e indirizzo, ma lo sono anche ciò che cerchiamo, guardiamo, clicchiamo, compriamo o lasciamo nel carrello. Due persone che cercano lo stesso prodotto possono vedere pubblicità e suggerimenti diversi. La personalizzazione non è di per sé scorretta, ma lo diventa quando l’utente non si accorge che la selezione è personalizzata o quando consenso e possibilità di opposizione sono resi poco chiari.

Chi vuole tutelarsi può revocare il consenso, opporsi al marketing diretto, presentare reclamo al Garante per la protezione dei dati personali o segnalare all’AGCM le pratiche scorrette legate all’uso dei dati.

Intelligenza artificiale. Un chatbot risponde in modo fluido, ordinato e sicuro, e questo ci porta ad attribuire all’output una maggiore autorevolezza, tuttavia può generare contenuti, per quanto plausibili, sbagliati o del tutto inventati. Quando l’informazione incide su una decisione economica, sanitaria, legale o finanziaria, occorre controllare la fonte.

Al tema dell’accuratezza si affianca quello della trasparenza. La chat sembra una conversazione privata, ma resta un trattamento di informazioni. Prima di premere invio conviene chiedersi se un dato sia davvero necessario ed evitare, se possibile, documenti personali, dati sanitari e bancari, dati di minori o di terzi.

Cinque fenomeni che influenzano la qualità della scelta. Da qui l’invito conclusivo: Fermati. Verifica. Decidi.

Essere consumatori consapevoli non significa usare meno il digitale, né pretendere di diventare esperti di algoritmi, ma fermarsi nei momenti che contano: prima di cliccare, di dare un consenso o di lasciarsi convincere da un’offerta, una recensione o una risposta autorevole.

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