Movimento Consumatori contesta le recenti modifiche introdotte da Netflix nelle proprie condizioni di utilizzo, comunicate agli utenti il 17 aprile 2026, ritenendole illegittime e lesive dei diritti dei consumatori. L’operazione, presentata come semplice “aggiornamento”, ha in realtà l’effetto di introdurre per tutti i clienti nuove clausole peggiorative dei diritti degli abbonati. In particolare, risulta che Netflix, oltre ad alcune modifiche sulle interruzioni pubblicitarie, ha inserito per tutti i clienti le clausole che consentono le modifiche unilaterali del prezzo dell’abbonamento e delle altre condizioni normative.

Il tribunale di Roma con la sentenza dello scorso 1° aprile ha accertato che le clausole che consentono la modifica unilaterale del prezzo, presenti negli abbonamenti attivati prima del gennaio 2024, e quelle relative alla modifica delle altre condizioni normative, per gli abbonati precedenti all’aprile del 2025, sono nulle. Il tribunale ha precisato che le vecchie clausole non possono consentire nessuna modifica unilaterale, mentre quelle nuove, adottate da Netflix dopo il gennaio 2024 e l’aprile 2025, ritenute valide, non sono applicabili ai consumatori che abbiano attivato gli abbonamenti prima di queste date. Netflix non può quindi modificare le condizioni contrattuali applicabili a tutti i propri clienti, dovendo raccogliere da ciascuno un consenso esplicito.

L’operazione di aggiornamento – dichiarano Paolo Fiorio e Corrado Pinna, legali che assistono Movimento Consumatori – è quindi gravemente lesiva dei diritti dei consumatori in quanto il colosso americano, in palese contrasto con la sentenza, cerca di introdurre surrettiziamente clausole non presenti nei contratti sottoscritti da milioni di consumatori, che potrebbero essere utilizzate per aumentare il prezzo dell’abbonamento. Gli aumenti ad oggi applicati sono stati infatti dichiarati illegittimi dal tribunale di Roma e dovranno essere riportati al prezzo originario entro il 1° luglio. Il sedicente aggiornamento di Netflix è quindi una pratica commerciale scorretta e una violazione degli ordini disposti dal tribunale”.

L’operazione, presentata come semplice “aggiornamento”, costituisce in realtà una modifica unilaterale sostanziale non trasparente per tutti gli abbonati Netflix, vista l’assenza di una chiara indicazione delle modifiche e di ogni informazione sul diritto di recesso. Le nuove condizioni consentono anche per i piani dichiarati “senza pubblicità” l’inserimento di annunci pubblicitari non più limitati a situazioni particolari (eventi speciali e in diretta). Netflix si riserva infatti di inserire pubblicità anche per questi piani, “laddove richiesto dai diritti di streaming o da altri obblighi legali o contrattuali”, senza alcun dettaglio relativo alle modalità e alla frequenza delle interruzioni. Sembra chiaro che una definizione così generica possa operare come un “cavallo di troia”, per trasformare i “piani senza pubblicità” in “piani con pubblicità”.

L’aggiornamento comunicato da Netflix – precisa Alessandro Mostaccio, presidente di MC – è un chiaro atto ostile nei confronti dei consumatori coinvolti. Ad oggi sono oltre 230.000 le persone che ci hanno contattato e che non intendono più sottostare a simili pratiche”.

Movimento Consumatori ha diffidato Netflix a cessare le condotte contestate, eliminare le clausole illegittime e adottare misure correttive a tutela degli utenti, riservandosi ogni ulteriore iniziativa giudiziaria a difesa degli interessi collettivi dei consumatori.


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